martedì 26 maggio 2015

Comunicato 25 Maggio 2015

COMUNICATO  COBAS  LAVORO  PRIVATO  SUGLI  SVILUPPI  DELLA  VERTENZA  WHIRLPOOL

Il  COBAS LAVORO PRIVATO promuove e rilancia lo sciopero generale  nel Gruppo Whirlpool per l'intera  giornata del  12 giugno, con manifestazione  a Varese, sede della Multinazionale Americana.
Il COBAS LAVORO PRIVATO  si impegnerà al massimo, in unità d'azione con le RSU e le altre OS, per la migliore riuscita dello sciopero e per garantire la più ampia partecipazione alla manifestazione di Varese.
Il COBAS LAVORO PRIVATO ritiene che sia venuto il momento di far sentire tutta la forza di mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo Whirlpool, lotta che dovrà essere capace di svilupparsi - se necessario anche per lungo tempo- per fare in modo che la multinazionale debba  recedere dai  propositi dei feroci tagli del personale , così da giungere a istruire un percorso serio per la soluzione dei problemi occupazionali del Gruppo Whirlpool.
Per arrivare al risultato per cui  stiamo lottando è indispensabile mantenere l'azione e allo stesso tempo trattare con l' Azienda,così da creare le condizioni positive per risolvere l'intera vertenza : " SI LOTTA E SI TRATTA", era il grido vincente del successo e delle conquiste dei lavoratori negli anni '70.
Per questo auspichiamo che il tavolo di confronto con la Whirlpool,convocato per giovedì 28 maggio a Firenze, sia partecipato da TUTTE le Organizzazioni Sindacali del Gruppo Whirlpool e che si possa trovare tra le forze Sindacali la stessa unità di intenti e forza morale che si pretende dai Lavoratori quando  sono mobilitati.

Siena 25 maggio 2015

                                 COBAS LAVORO PRIVATO 


sabato 18 aprile 2015

LA WHIRLPOOL E IL GIOCO DELLE TRE CARTE


Giovedì 16 Aprile la Whirlpool EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) ha presentato al ministero dello Sviluppo Economico e in contemporanea in tutti i siti produttivi Italiani il nuovo piano industriale 2015 - 2018 dopo circa un anno dall' acquisizione della multinazionale Italiana INDESIT.

Il piano industriale riguarda la sorte di 14 stabilimenti e centri logistici e direzionali sparsi in Italia e prevede investimenti pari a 500 milioni di Euro in 4 anni destinando in particolare 90 milioni di Euro alla ricerca e sviluppo.
La Whirlpool annuncia anche il rientro in Italia di consistenti produzioni all'estero ( Cina, Turchia e Polonia) e il rientro di tutti i centri di progettazione e ricerca ad esclusione di quello delle lavastoviglie.

Le produzioni dei vari stabilimenti saranno rimodulate nell'ottica di affidare ai siti produttivi una unica "missione" e anche per portare gli impianti a una capacità produttiva maggiore in quanto attualmente, gli stabilimenti sono impegnati a circa il 50 / 60 % delle loro possibilità.

Si assiste quindi a migrazioni di produzioni da uno stabilimento all' altro e dall' estero per l' Italia e a consistenti aumenti di produzione in special modo per CASSINETTA (VA) e FABRIANO e in tutto questo gioco delle tre carte immediatamente ci fanno le spese il sito di CAIRANO nel Casertano che conta 830 dipendenti e 500 nell' indotto e il sito di ricerca e sviluppo di NONE nel Torinese che ha 90 impiegati.
Inoltre verrà chiuso lo stabilimento di ALBACINA (600 operai) e le maestranze verranno spostate a 8 Kilometri nel sito di FABRIANO.

Nello stesso piano Whirlpool annuncia nuove assunzioni per i siti di CASSINETTA 280 unità  COMUNANZA 20 unità e NAPOLI 45 unità.

Questo in estrema sintesi è il piano industriale della Whirlpool, LUNEDI' 20 Aprile a ROMA la multinazionale Americana incontrerà le RSU di tutti i siti produttivi e i Nazionali dei Sindacati Confederali e in quella sede si discuterà nel dettaglio il piano e ovviamente partirà un tavolo di contrattazione.

Come CONFEDERAZIONE COBAS LAVORO PRIVATO siamo presenti attualmente solo nel sito produttivo di SIENA ma in ogni caso ci saremo pure noi in quella riunione e non mancheremo di fare le nostre osservazioni, critiche e proposte.
In attesa di ulteriori elementi di valutazione che sicuramente scaturiranno dall' incontro di LUNEDI' 20 Aprile ci sono già alcune questioni che destano la massima preoccupazione e che a nostro avviso potranno presentare in un futuro prossimo importanti sconvolgimenti circa gli accordi attualmente in vigore sia in Whirlpool che nell' ex INDESIT.

A nostro avviso lo stabilimento di CARINARO e il centro di ricerca e sviluppo di NONE sono stati sacrificati per contribuire a rimpinguare di produzioni gli altri stabilimenti, ma questo atteggiamento ha radici lontane, infatti, per restare solo in Italia la Whirlpool, prima della fusione con INDESIT,  aveva già chiuso lo stabilimento di TRENTO portando la produzione a CASSINETTA e similmente aveva fatto INDESIT con lo stabilimento di TEVEROLA, dove le produzioni vennero spostate in Turchia.

Se la crisi non allenterà la sua morsa e dunque se i consumi e i mercati non risponderanno, riteniamo che ci sia il forte rischio che prima o poi seguirà la chiusura di qualche altro sito produttivo e in questa ottica, anche se per motivazioni diverse, ci risulta che Whirlpool chiederà al Governo il rifinanziamento della cosiddetta " legge ELETTROLUX ", cioè un complesso piano di ammortizzatori sociali per il mantenimento dell' occupazione.
Indubbiamente un bel po' di soldi pubblici, che sicuramente serviranno a mantenere l' occupazione e a finanziare la Whirlpool ma che nel contempo non saranno certamente risolutivi per far ripartire i consumi.

Un' altra criticità la rileviamo dal fatto che ingenti produzioni stanno rientrando in Italia dalla Cina, Turchia e Polonia  e questo è buono per gli occupati del nostro paese, ma facciamo notare che per anni e anni ogni multinazionale e Aziende Italiane, hanno delocalizzato massicciamente in paesi esteri magnificandone la docilità delle maestranze, il loro costo assolutamente inferiore e la prontezza delle istituzioni locali e Nazionali per garantire forti sgravi fiscali e per assicurare ogni sorta di infrastrutture ai siti produttivi.
Insomma il paese del bengodi per ogni imprenditore.

Oltretutto le Aziende usano l'argomento della delocalizzazione per terrorizzare i dipendenti e per scardinare le relazioni industriali con le Organizzazioni Sindacali, favorendo la loro divisione e ottenendo così ulteriori vantaggi in termini di tagli a salari e diritti.
Perché dunque la Whirlpool fa questa operazione in assoluta controtendenza rispetto alle altre multinazionali?

Secondo noi perché pensa di riuscire a far rifinanziare la legge sopracitata e soprattutto di sfruttare questa nuova situazione per pretendere dai dipendenti e dunque dalle Organizzazioni Sindacali Confederali (che sono assolutamente maggioritari) ulteriori sacrifici in salari e diritti, in nome della competitività del prodotto e del mantenimento dell' occupazione, mantenendo sempre la spada di Damocle di improvvise  ri - delocalizzazioni nei medesimi paesi dove Whirlpool - Indesit conta numerosi stabilimenti che sono nuovi e in piena efficienza.
Insomma, se le nostre analisi sono giuste assisteremo nei prossimi anni a una rivoluzione in negativo delle condizioni complessive degli occupati in Whirlpool e se non ci sarà una inversione delle politiche governative e una nuova presa di coscienza di TUTTE le organizzazioni Sindacali e delle forze Politiche che si oppongono a questo stato di cose la battaglia che si profila all' orizzonte rischia di essere persa in partenza.

Come è stato detto in questo documento la CONFEDERAZIONE COBAS LAVORO PRIVATO è ancora poco rappresentata in Whirlpool, tuttavia non mancheremo di costruire le giuste alleanze e di formulare le nostre proposte affinché si possa costruire con i Lavoratori un piano alternativo di sviluppo.



 Siena 18.04.2015                            COBAS WHIRLPOOL SIENA

venerdì 24 ottobre 2014

La Spagna, l’illusione della flessibilità creativa e il debito pubblico


FRESIELLO DA VALENCIA: La Spagna, l’illusione della flessibilità creativa e il debito pubblico

Ci pregiamo ancora una volta di ospitare il mitico Fresiello da Valencia
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Egli ci aggiorna raccontandoci direttamente ( dalla pancia del paese ) su come stanno le cose oggi nella Spagna di Rajoy; saprà sicuramente introdurci in un mondo che, visto dal suo osservatorio speciale, ci apparirà esattamente per come esso è nella realtà e non per come ce lo raccontano.
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A proposito della Spagna, delle sue pesanti riforme del lavoro in senso di maggiore flessibilitá e di una ipotetica crescita (peraltro sostenuta dall’enorme déficit pubblico che all’Italia è categoricamente vietato di disporre). È curioso notare come, vista da vicino, la situazione sia molto diversa da quella che traspare dai media, anche se ormai dovremmo aver compreso un pó tutti l’entità dell’opera di disinformazione/omissione (vuoi per paura di perdere il posto di lavoro, vuoi per malafede) che quotidianamente i media concorrono a relizzare.
In pratica, oltre alle file lunghissime di disoccupati davanti ai centri per l’impiego, in Spagna ci sono molte proteste locali. La motivazione di tutto ciò sta nel fatto che le riforme di precarizzazione (flessibilità la chiamano gli illuminati dell’economia) non hanno fatto altro che spezzettare e polverizzare la contrattazione, e quindi di conseguenza anche le relative problematiche, in una logica di indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori. Più piccola è la protesta, meno risultati si riescono ad ottenere attraverso essa.
In particolare mi preme raccontare la protesta dell’azienda di trasporto cittadino di Valencia per giungere ad un discorso più ampio relativo al debito pubblico e allo stato.

lunedì 13 ottobre 2014

LORO HANNO BISOGNO DI CRISI


« Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti.
I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.
…È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. »
Mario Monti

Dalla franchezza di questa dichiarazione si evince, senza nessuno sforzo, il metodo con il quale “qualcuno” ha DECISO di procedere verso il mutamento radicale della nostra società, obbligandoci ad accettarne le conseguenze.

mercoledì 8 ottobre 2014

"Tfr, tutti lì a fare i conti con i soldi dei lavoratori"

Tratto da: http://www.controlacrisi.org

Nell'immaginario collettivo, gli 80 euro in busta paga sono stati una iniziativa concreta del Governo Renzi per dare impulso ai consumi e permettere alle famiglie medie di non affogare nel mare melmatico della crisi

Ma gli 80 euro non sono stati un regalo, ce lo stiamo pagando con i contratti bloccati e non rinnovati, con l'aumento delle tasse, con la sicura restituzione a fine anno, quando arriverà il conguaglio per i tanti che avranno superato di poche decine di euro la soglia prevista per il bonus e saranno obbligati alla restiituzione. E attenzione non stiamo parlando di mega stipendi ma di insegnanti e di livelli medi della pubblica amministrazione non certo beneficiari di lauti compensi

http://static.controlacrisi.org/images/auto/64/6455144dea24e3fc3b5336cc8e4dd5882ae4c8b2ffaa82ab94136429.jpgMolti poi sono poi gli esclusi dal bonus di 80 euro e pensiamo alle migliaia di precari e non che non arrivano a 8 mila euro annui, alle partite iva di chi è costretto a trasformarsi in lavoratore autonomo anche se è un dipendente a tutti gli effetti (la parabola del lavoro autonomo di seconda generazione è terminata con la trasformazione dell'autonomo in lavoratore dipendente, un palese sfruttamento per pochi euro all'ora dell'autonomo che se la deve vedere poi con le cartelle esattoriali di equitalia)

Gli 80 euro poi non sono finiti ai pensionati molti dei quali hanno assegni previdenziali al di sotto della soglia di povertà e quando il loro assegno è adeguato al costo della vita (sempre meno) funge da ammortizzatore sociale per figli e familiari disoccupati e senza ammortizzatori sociali o altre fonte di reddito.

Ora arriva l'ennesima menzogna, quella del tfr in busta paga.

Un guadagno per i lavoratori e le lavoratrici? Una rimessa, a guadagnarci saranno sempre e solo le imprese e le banche. Infatti, il tfr è del lavoratore, presto o tardi sarà pagato, quindi il Governo anticipa soldi nostri, soldi che sarebbero comunque arrivati al lavoratore, spesso anche con tassazione favorevole (qui sarebbe opportuno un calcolo che ormai i centri studi sindacali non vogliono piu' fare).

Per anni ci hanno raccontato che investire il Tfr nei fondi previdenziali era conveniente ma i fatti dimostrano l'esatto contrario perchè il tfr è una forma previdenziale a costi di gestione zero, un accantonamento che garantisce il potere d’acquisto. ogni mese la quota accantonata è rivalutata all’1,5 per cento, più il 75 per cento dell’inflazione. Questo valore viene tassato all’11 per cento, meno dei titoli di stato tassati al 12,5%. Come è possibile dimenticare quei sindacalisti di Cgil Cisl Uil trasformatisi per anni in piazzisti dei fondi pensione? Alla fine non hanno mosso un dito per arrestare l'aumento della eta' pensionabile, non un dito per salvaguardare il potere di acquisto dei salari, completamente assorbiti nel loro ruolo che orami è ben altro dalla difesa dei lavoratori.

Il tfr in busta paga non quindi è una soluzione? La risposta è negativa, infatti anche dal punto di vista capitalistico è una rimessa, del resto non aiuta le imprese toglie loro liquidità , rende le imprese ostaggio delle banche pronte ad accordare prestiti a tassi non certo favorevoli (quando scrivevamo che ormai il Pd era il partito di riferimento degli speculatori bancari e finanziari ci hanno accusato di estremismo. Il tfr in busta paga poi rischia di creare il deficit dell'Inps (e a guadagnarci sarebbe solo la previdenza integrativa e gli interessi finanziari che da anni portano avanti una campagna contro la previdenza pubblica).
Il tfr in busta paga non conviene ai lavoratori e non rilancia il paese, è l'ennesimo escamotage del Governo per salvarsi.

*Cobas lavoro pubblico