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mercoledì 8 ottobre 2014

"Tfr, tutti lì a fare i conti con i soldi dei lavoratori"

Tratto da: http://www.controlacrisi.org

Nell'immaginario collettivo, gli 80 euro in busta paga sono stati una iniziativa concreta del Governo Renzi per dare impulso ai consumi e permettere alle famiglie medie di non affogare nel mare melmatico della crisi

Ma gli 80 euro non sono stati un regalo, ce lo stiamo pagando con i contratti bloccati e non rinnovati, con l'aumento delle tasse, con la sicura restituzione a fine anno, quando arriverà il conguaglio per i tanti che avranno superato di poche decine di euro la soglia prevista per il bonus e saranno obbligati alla restiituzione. E attenzione non stiamo parlando di mega stipendi ma di insegnanti e di livelli medi della pubblica amministrazione non certo beneficiari di lauti compensi

http://static.controlacrisi.org/images/auto/64/6455144dea24e3fc3b5336cc8e4dd5882ae4c8b2ffaa82ab94136429.jpgMolti poi sono poi gli esclusi dal bonus di 80 euro e pensiamo alle migliaia di precari e non che non arrivano a 8 mila euro annui, alle partite iva di chi è costretto a trasformarsi in lavoratore autonomo anche se è un dipendente a tutti gli effetti (la parabola del lavoro autonomo di seconda generazione è terminata con la trasformazione dell'autonomo in lavoratore dipendente, un palese sfruttamento per pochi euro all'ora dell'autonomo che se la deve vedere poi con le cartelle esattoriali di equitalia)

Gli 80 euro poi non sono finiti ai pensionati molti dei quali hanno assegni previdenziali al di sotto della soglia di povertà e quando il loro assegno è adeguato al costo della vita (sempre meno) funge da ammortizzatore sociale per figli e familiari disoccupati e senza ammortizzatori sociali o altre fonte di reddito.

Ora arriva l'ennesima menzogna, quella del tfr in busta paga.

Un guadagno per i lavoratori e le lavoratrici? Una rimessa, a guadagnarci saranno sempre e solo le imprese e le banche. Infatti, il tfr è del lavoratore, presto o tardi sarà pagato, quindi il Governo anticipa soldi nostri, soldi che sarebbero comunque arrivati al lavoratore, spesso anche con tassazione favorevole (qui sarebbe opportuno un calcolo che ormai i centri studi sindacali non vogliono piu' fare).

Per anni ci hanno raccontato che investire il Tfr nei fondi previdenziali era conveniente ma i fatti dimostrano l'esatto contrario perchè il tfr è una forma previdenziale a costi di gestione zero, un accantonamento che garantisce il potere d’acquisto. ogni mese la quota accantonata è rivalutata all’1,5 per cento, più il 75 per cento dell’inflazione. Questo valore viene tassato all’11 per cento, meno dei titoli di stato tassati al 12,5%. Come è possibile dimenticare quei sindacalisti di Cgil Cisl Uil trasformatisi per anni in piazzisti dei fondi pensione? Alla fine non hanno mosso un dito per arrestare l'aumento della eta' pensionabile, non un dito per salvaguardare il potere di acquisto dei salari, completamente assorbiti nel loro ruolo che orami è ben altro dalla difesa dei lavoratori.

Il tfr in busta paga non quindi è una soluzione? La risposta è negativa, infatti anche dal punto di vista capitalistico è una rimessa, del resto non aiuta le imprese toglie loro liquidità , rende le imprese ostaggio delle banche pronte ad accordare prestiti a tassi non certo favorevoli (quando scrivevamo che ormai il Pd era il partito di riferimento degli speculatori bancari e finanziari ci hanno accusato di estremismo. Il tfr in busta paga poi rischia di creare il deficit dell'Inps (e a guadagnarci sarebbe solo la previdenza integrativa e gli interessi finanziari che da anni portano avanti una campagna contro la previdenza pubblica).
Il tfr in busta paga non conviene ai lavoratori e non rilancia il paese, è l'ennesimo escamotage del Governo per salvarsi.

*Cobas lavoro pubblico

sabato 30 agosto 2014

Farinetti apre Eataly a Londra, ma licenzia metà dei dipendenti a Firenze






Dopo il successo di New York e quello romano, Eataly si prepara a sbarcare anche a Londra. Lo ha confermato qualche giorno fa l’imprenditore renziano Oscar Farinetti parlando al Meeting di Rimini. Quello che Farinetti non ha detto è che ha appena licenziato la metà dei suoi dipendenti nello store di Firenze, inaugurato solo 8 mesi fa alla presenza del sindaco che sarebbe poi diventato premier. La notizia la dà la Nazione facendo parlare i sindacati. "Su questo drastico taglio a noi lavoratori non è stata data nessuna spiegazione", spiegano i Cobas annunciando per sabato e domenica una due giorni di mobilitazione contro"il mancato rinnovo dei contratti di somministrazione in scadenza, la mancata stabilizzazione dei contratti a tempo determinato, le condizioni di lavoro, la totale arbitrarietà dell'azienda nell'organizzazione del lavoro, il rifiuto da parte dell'azienda ad un qualsiasi confronto con i lavoratori". Inoltre Eataly Firenze, scrivono in una lettera aperta alcuni lavoratori, "non ha mai conosciuto un'assemblea aziendale, mai e sotto nessuna forma". Eppure "di motivi per riunirci, l'azienda ne avrebbe in quantità: solo nell'ultimo mese- sottolineano i lavoratori- accanto al nome di oltre 13 dipendenti è stato scritto 'out': 13 persone sono state lasciate, senza troppi fronzoli, senza lavoro" perchè "siamo solo soldi, numeri, voci di spesa". "Non ho mai parlato con un dirigente", racconta all'agenzia Dire un ex dipendente a cui non è stato rinnovato il contratto. "Dodici giorni prima della fine del mio contratto, dopo tre assunzioni, mi è stato comunicato che la mia posizione non sarebbe stato riconfermata".

Articolo tratto da: Liberoqutidiano.it