A proposito della Spagna, delle sue pesanti riforme del
lavoro in senso di maggiore flessibilitá e di una ipotetica crescita
(peraltro sostenuta dall’enorme déficit pubblico che all’Italia è
categoricamente vietato di disporre). È curioso notare come, vista da
vicino, la situazione sia molto diversa da quella che traspare dai
media, anche se ormai dovremmo aver compreso un pó tutti l’entità
dell’opera di disinformazione/omissione (vuoi per paura di perdere il
posto di lavoro, vuoi per malafede) che quotidianamente i media
concorrono a relizzare.
In pratica, oltre alle file lunghissime di disoccupati davanti ai
centri per l’impiego, in Spagna ci sono molte proteste locali. La
motivazione di tutto ciò sta nel fatto che le riforme di precarizzazione
(flessibilità la chiamano gli illuminati dell’economia) non hanno fatto
altro che spezzettare e polverizzare la contrattazione, e quindi di
conseguenza anche le relative problematiche, in una logica di
indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori. Più piccola è la
protesta, meno risultati si riescono ad ottenere attraverso essa.
In particolare mi preme raccontare la protesta dell’azienda di
trasporto cittadino di Valencia per giungere ad un discorso più ampio
relativo al debito pubblico e allo stato.