martedì 29 luglio 2014

COMUNICATO 29/07/2014

 CONFEDERAZIONE  COBAS
                                                               (lavoro privato)

Interveniamo in merito all' acquisizione di INDESIT da parte di WHIRLPOOL, ma innanzitutto alcune brevi note sulla multinazionale INDESIT :

INDESIT COMPANY è il secondo produttore di elettrodomestici in Europa e il quinto nel mondo, commercializza marchi come HOTPOINT, INDESIT, ARISTON, SCHOLTE'S e altri minori, ha oltre 17.000 dipendenti e 16 stabilimenti tra ITALIA, POLONIA, REGNO UNITO, RUSSIA e TURCHIA e 24 sedi commerciali in tutto il mondo.

Il fatturato nel 2011 è stato di 2,8 miliardi di Euro.

In Italia INDESIT COMPANY è presente con 6 siti produttivi, 3 nelle Marche 2 in Campania e 1 in Piemonte.

INDESIT NON POSSIEDE FABBRICHE DI CONGELATORI ma li fa produrre in Cina da industriali cinesi e commercializza circa 50/60 mila congelatori in tutto il mondo.

L' 11 Luglio la famiglia MERLONI vende il pacchetto di controllo della INDESIT COMPANY al gruppo WHIRLPOOL.
Da questa acquisizione WHIRLPOOL si afferma come primo produttore al mondo di elettrodomestici.

Come è chiaro a tutti questo affare miliardario dalle proporzioni mondiali, non può e non potrà non avere ripercussioni sull' occupazione perché se da un lato WHIRLPOOL si rafforza e primeggia nel mondo, dall' altro con l' acquisizione di INDESIT la WHIRLPOOL si troverà a gestire stabilimenti che hanno dei gemelli in WHIRLPOOL in un contesto di un mercato maturo come quello degli elettrodomestici che vede entrambi i due colossi con gravi problemi di esuberi.

Si è sentito in questi giorni da parte di esponenti Sindacali Confederali della INDESIT COMPANY (quelli della Whirlpool sono stranamente silenziosi) una legittima preoccupazione per il futuro dei Lavoratori INDESIT e molti interventi lamentano la vendita dell' "Italiana" INDESIT agli "stranieri" della WHIRLPOOL lasciando intendere che, con un capitale Italiano, ci sarebbe stato più riguardo per i Lavoratori Italiani .

Questo modo di leggere le cose a nostro avviso sposta il problema e non aiuta a capire.

A parte il fatto che i capitalisti Italiani sono come gli altri nel mondo e non esitano a licenziare per mantenere alti i loro profitti, noi COBAS sappiamo bene che il capitale e cioè il danaro non conosce bandiere e neppure frontiere e questa crisi ci ha confermato che il danaro va e viene dagli stati Nazionali a seconda delle convenienze delle multinazionali e degli speculatori finanziari.

Quello che manca in Italia non è il capitale ma il LAVORO e la competitività e questo accade da molti anni a causa della totale assenza di politiche industriali da parte dei governi che si sono succeduti da oltre 20 anni, compreso quello attuale del Sig. Matteo RENZI.

Per noi se un' impresa paga le tasse in Italia, si attiene al rispetto delle leggi, investe e crea lavoro non ha alcuna importanza se sia ITALIANA o AMERICANA, quello che conta è che il LAVORO e la DIGNITA' delle persone venga rispettata.

Purtroppo il grande assente in Italia è la Politica, quella buona, quella che immagina e costruisce il futuro del proprio paese senza timori reverenziali nei confronti dei capitalisti o di stati stranieri o di una fantomatica "EUROPA" che rimane quella delle banche e dei banchieri e non dei popoli.

In assenza di concrete ed immediate iniziative del governo per affrontare alla radice il problema dell' occupazione e della disoccupazione dilagante, assisteremo presto anche nel nuovo gruppo WHIRLPOOL-INDESIT ad una GUERRA TRA POVERI che vedrà anche i Sindacati Confederali contrapporsi tra loro duramente e in alcuni casi anche all' interno delle stesse Organizzazioni Sindacali.

Se ciò avvenisse sarebbe un disastro per tutti.

Quello che occorre fare per noi COBAS è rafforzare ed allargare e non a chiacchiere, l' UNITA' SINDACALE a tutti i Sindacati Confederali e di Base e in un contesto di pari dignità trovare assieme una piattaforma comune di rivendicazioni sociali e salariali da presentare al governo e LOTTARE senza sosta fino alla vittoria.

E' stupidamente criminale pensare che risolveranno tutto i mercati, gli effetti di questa scellerata politica li abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, oppure sperare negli "uomini della provvidenza".

E' altresì DEMENZIALE continuare in questa guerra di contrapposizione tra Sindacati nell' illusione di poter sopraffare il "nemico" e venire a patti con gli industriali ; Quando un' esercito seppur potente e numeroso si presenta diviso HA GIA' PERSO IN PARTENZA.

I Sindacati Confederali DEVONO ABBANDONARE la disastrosa Politica della concertazione ad ogni costo e provare a lottare SERIAMENTE una buona volta!

Dove c' è conflitto c' è progresso e nascondersi non servirà a nulla.

Solo in questo modo le multinazionali potranno essere una risorsa e non una minaccia per l' Italia.

Noi COBAS WHILRPOOL SIENA siamo una forza di tutto rispetto all' interno del nostro stabilimento e questo grazie a voi care colleghe e colleghi, ma siamo anche consapevoli che all' interno del gruppo WHIRLPOOL-INDESIT il Sindacalismo di Base è attualmente poco rappresentato, tuttavia ci impegneremo con tutte le nostre forze e RELAZIONI SOCIALI per fare in modo che si possa invertire la politica dei Sindacati Confederali che troppo spesso dividono i Lavoratori anziché unirli.

Siena    29.07.2014                                                                                              IL COLLETTIVO
                                                        COBAS WHIRLPOOL SIENA

sabato 26 luglio 2014

Rai, sull’Europa pubblicità regresso

Articolo tratto da: http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/rai-sulleuropa-pubblicita-regresso-17405.html

  Rai, sull’Europa pubblicità regresso

Scritto da Diego Fusaro

Non è sfuggita ai più la pubblicità che la Rai sta facendo da qualche tempo dell’Unione Europea. Non sfugge perché è martellante e ossessiva, ritorna con incredibile frequenza. Ma non sfugge, poi, per il suo taglio sfacciatamente ideologico. Che – a quel che ne so io – nessuna voce si sia levata a denunciarla è l’ennesima prova circa il fatto che stiamo vivendo nell’epoca più ideologica della storia umana, quella che bolla come ideologico ogni pensiero non millimetricamente allineato con il coro virtuoso del politicamente corretto al servizio del monoteismo del mercato ovunque imperante.

martedì 15 luglio 2014

GRECIA: LA TROIKA VUOLE UN TAGLIO AL DIRITTO ALLO SCIOPERO

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Dopo aver ordinato e ottenuto nei giorni scorsi la privatizzazione del 30% del capitale dell’azienda elettrica statale Dei, i rappresentanti della troika sono ancora ad Atene per imporre altri giri di vite. Anche oggi i rappresentanti di Fmi, Ue e Bce sono nella capitale ellenica per incontrare vari ministri della coalizione di governo tra Nea Dimokratia – centrodestra – e Pasok – socialisti – ai quali elencheranno una serie di misure da prendere.

venerdì 4 luglio 2014

TTIP: un nuovo MOSTRO in arrivo




STOP TTIP ITALIA
Fermiamo il trattato di liberalizzazione commerciale USA-UE
Il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America attualmente oggetto di negoziati volutamente segreti, è qualcosa di più di una semplice trattativa di liberalizzazione commerciale.
E’ l’ennesimo attacco frontale che vede lobby economiche, Governi e poteri forti accanirsi su quello che rimane dei diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente e di cittadinanza dopo anni di crisi economica e finanziaria, in un più ampio tentativo di disarticolare le conquiste di anni di lotte sociali con le politiche di austerity e di redistribuzione del reddito verso l’alto.

mercoledì 25 giugno 2014

NICOLA IL CARPENTIERE


La scorsa settimana ho fatto una lunga chiacchierata con un cliente che in breve mi ha raccontato le sue vicissitudini di emigrante allo sbaraglio.
Nicola ha 32 anni e da 15enne, finita la III media, ha cominciato a lavorare nell’edilizia, dapprima come manovale e poi, raggiunta la maggiore età, come operaio carpentiere.
Quando iniziò, nel 1997, ingaggiato regolarmente non appena la sua età lo permise, guadagnava 40.000 £ire per 9 ore di lavoro, quando cambiò qualifica, nel 2001, la sua paga giornaliera era salita a 90.000 £ire.
A 22 anni, quando si sposò, percepiva 80 €uro per le sue 9 ore di duro lavoro, e i frequentissimi straordinari venivano ben retribuiti, rigorosamente a nero. Spesso la sua busta paga ufficiale risultava essere superiore ai 2000 euro/mese. La moglie lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento, a 700 euro/mese e così decisero di sposarsi.
Comprarono casa nel 2004, con un mutuo trentennale (rigorosamente a tasso variabile) di ca. 700 euro/mese. Taroccando pesantemente le carte riuscirono ad ottenere il 130% del costo della casa stessa e con l’eccedenza di liquidità acquistarono il mobilio e pagarono parte delle spese del matrimonio. Nel 2006 erano in 4 in famiglia: 2 bei bambini avevano allietato la loro unione.
Nel marzo del 2009, con l’incombere della crisi, fu costretto ad andare a lavorare fuori sede: ogni giorno, con i suoi colleghi, percorreva quasi 300 km (tra andata e ritorno) con il furgone. Sveglia alle 4,30 per essere sul posto di lavoro 2 ore dopo e ritorno a casa verso le 19,00. Quell’anno, bene o male, riuscì a lavorare quasi sempre. A Natale dello stesso anno il titolare della piccola impresa dovette licenziare tutti, poiché l’azienda per cui avevano lavorato non pagava da svariati mesi ed era essa stessa sull’orlo del fallimento. Nicola, sino a quel momento aveva onorato puntualmente tutti i suoi debiti e viveva una vita abbastanza tranquilla, fatta si di pesante fatica ma tutto sommato abbastanza soddisfacente: in famiglia non mancava nulla e riuscivano a fare anche 10 giorni al mare.
Nel 2010 cominciarono i problemi: riuscì a lavorare solo 6 mesi su 12 e diede fondo ai pochi risparmi per tirare avanti dignitosamente, continuando a pagare regolarmente i debiti.
Il 2011 fu l’anno della svolta: oramai lavorava al massimo una settimana al mese. Con un colpo di “fortuna” riuscì a svendere la casa: un parente rilevò il mutuo residuo (25 anni) e gli diede 10.000 euro in nero come buonuscita: la sua casa nel frattempo aveva perso quasi il 50% del valore e l’inflazione di abitazioni, abbinata alla stretta creditizia, gli fecero prendere quella -tutto sommato- saggia decisione. Nel frattempo anche la moglie aveva perso il lavoro: il negozio presso cui lavorava aveva chiuso.
I mesi che passarono furono tremendi: momentaneamente andarono a vivere a casa dei suoceri, in quella che una volta era la cameretta della moglie, la quale trovò impiego saltuario a lavare scale per condomini a 4 euro/ora, mentre lui faceva lavoretti saltuari di varia natura: insieme riuscivano a malapena a portare a casa 600/700 euro/mese.
Nicola ha una sorella che vive nei pressi di Lione, in Francia, e incoraggiato da essa, decise a malincuore di emigrare. Partì nei primi mesi del 2013 e nonostante la sua buona volontà trovò anche lì solo lavori saltuari, a nero e malpagati. La lingua era la barriera insormontabile che lo divideva da un lavoro stabile e meglio pagato. Nel novembre 2013 fece ritorno a casa e cominciò a reinventarsi operaio agricolo. Fece la campagna delle olive per intero a 30 euro/giorno, in concorrenza con rumeni e bulgari. Traslocarono in un “basso” di due stanze comunicanti a 180 euro/mese e gli regalai, in quell’occasione, dei mobili che mi avanzavano: aveva anche venduto tutto ciò che avesse un valore minimo.
Oggi Nicola lavora stabilmente presso un’azienda agricola a 40 euro/giorno, per 11/12 ore lavorative. In questo periodo di mietitura del grano per una settimana intera non si è mai ritirato a casa per quanto c’era da fare e senza percepire nessun altro emolumento aggiuntivo. In pratica, egli lavora per 3,33 euro/ora.
Caro Nicola, benvenuto all’inferno.
Le regole fondanti della UE, relative alla libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone (che sarebbe meglio definire “libera circolazione degli schiavi”) sono servite solo a far scendere i prezzi della manodopera. Una volta tale evenienza veniva definita “curva di Phillips”: aumentando la disoccupazione marginale tramite leggi che favoriscono l’immigrazione da zone notoriamente più povere se non sottosviluppate, si mettono in concorrenza i lavoratori che saranno portati così ad abbassare le proprie pretese salariali, come, appunto, il caso di cui vi ho appena raccontato. Il tutto ad unico vantaggio dei profittatori. Ancora oggi, qualsiasi prodotto che prevede largo uso di manodopera ha come componente “costo del lavoro” quasi il 70% dell’intero prezzo di produzione. Abbassando quella voce si ritorna competitivi. Ma solo sino a quando la concorrenza non farà altrettanto, in una spirale deflattiva senza fine.
Per l’Europa prevedo un futuro gramo, fatto non da populismi, ma bensì da nazionalismi estremi e da xenofobia di ritorno.
Il nuovo status-quo a cui stanno obbligando gran parte della popolazione del vecchio continente farà tornare di moda una parola a cui non siamo più abituati: conflitto. O se preferite, guerra.


Roberto Nardella, Tratto da: appello al popolo

lunedì 23 giugno 2014

La Grecia torna al Medio Evo: 2/3 degli stipendi pagati in baratto


La Grecia torna al Medio Evo: 2/3 degli stipendi pagati in baratto

L'esperimento sociale della Troika raggiunge questo nuovo stadio


“Vi ricordate la servitù e i contadini nei bei tempi passati del feudalesimo medioevale? Se la risposta è no, ho delle buone notizie per voi! E' consuetudine nel mondo del lavoro in Grecia oggi ottenere la paga in beni, il baratto, invece che in salari. Rivive il feudalesimo nella Grecia della moderna Unione Europea e della zona euro”. Con questa premessa in uno dei suoi ultimi post, il blog greco KTG riporta un'inchiesta condotta dall'Istituto del lavoro della Confederazione dei sindacati (GSEE), definendola scioccante ma non così inattesa se si considera che per le leggi dell'austerità, della depressione indotta e della competitività, le condizioni di lavoro e di salario hanno reso i cittadini greci degli schiavi moderni. 
Ecco alcuni dati dell'inchiesta, così come riportata da KTG:
i lavoratori ricevono stipendi con ritardi dai 3 ai 12 mesi
i lavoratori ricevono un terzo dei loro salari, il resto è pagato attraverso servizi come ad esempio la possibilità di dormire in un albergo, buoni pasto e coupon per acquisti di altri beni al supermercato.
I datori di lavoro non pagano tredicesima e quattordicesima come obbligati per legge, ma in cambio offrono couppon per cibo e benzina. Costringono poi i lavoratori a firmare per il fatto che hano ricevuto l'intero bonus. GSEE stima che oltre un milione di lavoratori non ha ricevuto tredicesima e quattordicesima.
I giovani lavoratori sotto i 25 anno anni sono assunti con contratti mensili per lavoro part-time di 4 ore al giorno e salari di 180 euro al mese. Con 25 giorni lavorativi si tratta di uno stipendio di 7,2 euro al giorno e più o meno 1.72 euro l'ora! KTG ricorda l'indignazione della prima "riforma del lavoro" nel 2011 che aveva tagliato drasticamente i salari fino a paghe da 3 euro l'ora. Ma ora si è passati alla rassegnazione e non ci si indigna neanche più...
Secondo il diritto del lavoro, il salario minimo per coloro che hanno meno di 25 anni dovrebbe essere di 480 euro per un lavoro full-time. Ma a chi interressa le leggi quando la domanda del lavoro è straordinaria, il tasso di disoccupazione enorme e la liquidità in circolazione è scarsa perché le banche stanno risparmiando?
I lavoratori greci, prosegue Ktg, saranno presto abilitati a pagare le loro bollette e il loro affitto in coupon per detergenti o buoni pasto. E' strano come nel 2011 e 2012 i greci hanno fatto un tuffo nel passato ad i tempi di Chrles Dickens, mentre nel 2013 e 2014 si è arrivati fino al Medio Evo. "Posso immaginare che in un paio di anni, la Troika si lamenterà della mancanza di abilità del mondo nel lavoro e di fondi sociali assicurativi vuoti nella  competitiva Grecia", conclude Ktg.

Tratto da: L'AntiDiplomatico