lunedì 29 aprile 2013
NO! al governissimo sindacale
Il direttivo nazionale della CGIL ha dato via libera, con la sola
opposizione della rete 28 aprile, alla stipula del patto sulla
rappresentanza.
Che bello, diranno gli ingenui, finalmente c’è la democrazia sindacale. Beh, non è proprio così.
L’accordo che si prefigura si basa sullo scambio tra diritto alla rappresentanza e esigibilità degli accordi. Che vuol dire in concreto? Facciamo un esempio.
Nel 2010 alla Fiat di Pomigliano Sergio Marchionne impose una accordo gravemente lesivo delle condizioni e delle libertà dei lavoratori. Quel patto fu accettato dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali, delle rsu e dei lavoratori con un referendum. La FIOM comunque rifiutò quello che definì giustamente un ricatto, non accettò il pronunciamento maggioritario e si mise a contestare l’accordo per via sindacale e legale; e per questo fu esclusa dalla rappresentanza sindacale in Fiat e i suoi iscritti discriminati sul lavoro.
Con il nuovo accordo sulla rappresentanza tutto questo non succederà più.
La parola magica è esigibilità, termine del più puro sindacalese che oggi significa che chi vuol sedersi al tavolo della rappresentanza con i padroni deve preventivamente assicurare loro che cosa fatta capo ha.
Si azzera il sistema esistente e si riparte da capo. Ai tavoli dei contratti nazionali partecipano solo le organizzazioni che rappresentano più del 5% degli iscritti. A quelli dei contratti aziendali le rsu e i loro sindacati. L’accordo è valido quando la maggioranza dei sindacati o delle rsu lo sottoscrive. La consultazione dei lavoratori, non obbligatoria ma auspicata, può esprimere il suo giudizio finale. Ma cosa c’è allora che non va? L’esigibilità.
Per accedere a questo sistema si deve infatti sottoscrivere prima la rinuncia a contestare gli accordi che non si condividono.
Se in un contratto nazionale o aziendale si aumenta l’orario di lavoro, si abbassano le qualifiche, si toglie ai lavoratori il diritto ad ammalarsi, e se la maggioranza dei rappresentanti sindacali e dei lavoratori accetta, la minoranza non può più opporsi. Non può fare sciopero, non può andare in tribunale, non può neanche tutelare quei lavoratori che non ci stanno. Altrimenti è fuori.
Questo il succo, CGIL CISL UIL firmano con la Confindustria e così impegnano tutte le proprie organizzazioni e i propri delegati a rispettare il principio della esigibilità. Chi non ci sta è fuori. E gli altri sindacati? Se non ci stanno sono fuori e per starci, lo ripeto, devono preventivamente firmare che accetteranno qualunque accordo.
Ovunque ci sia una lotta o un ribellione vera allo sfruttamento, il sindacato dev’essere preventivamente esigibile. Già oggi succede, perché le lotte sindacali più importanti e partecipate della Lombardia, Trenord e S. Raffaele, vedono CGIL CISL UIL ostili ed estranee, come accade alla lotta dei lavoratori migranti della logistica e a tanti altri.
Però il problema degli accordi separati è superato. Tutti gli accordi sono preventivamente unitari perché non esiste più il diritto a non firmare ciò che non piace. Si supera il problema del dissenso cancellando il diritto a dissentire. Come la Fornero che ha superato la divisione tra chi è o non è tutelato dall’articolo 18, togliendo l’articolo 18 a tutti.
Questo accordo costituisce un esproprio di quella tanto auspicata legge sulla rappresentanza, che avrebbe dovuto finalmente garantire ai lavoratori il diritto alla democrazia sindacale, mentre invece realizza una privatizzazione corporativa di questo loro diritto.
Del resto questo è ciò che le “parti sociali” ricercano su un piano ben più ampio.
I gruppi dirigenti di CGIL, CISL e Confindustria hanno visto travolti dalle elezioni i rispettivi progetti politici. Le presidenziali, con la catastrofe del PD, hanno scatenato l’angoscia tra i quadri della CGIL, i cui più anziani hanno già vissuto la crisi del PCI e la distruzione del PSI.
Quindi la spinta ad affermare: che c’entriamo noi con la crisi politica noi siamo il sindacato, è fortissima. E sarebbe anche una buona cosa se fosse il segno di una volontà di rinnovare le pratiche della rappresentanza e del conflitto sociale. Ma CGIL CISL UIL escono da venti anni di concertazione, di moderatismo rivendicativo, di istituzionalizzazione. Tutta la struttura è stata selezionata da queste basi. Come si fa a cambiare?
Così ci si aggrappa ad una Confindustria anch’essa colpita da crisi di rappresentanza ed efficacia. E si rilancia il patto corporativo tra i produttori, che oggi più che mai è prima di tutto una patto di sopravvivenza tra grandi burocrazie in crisi.
Così, mentre tutti i riflettori dell’informazione sono concentrati sul governissimo di Giorgio Napolitano, CGIL CISL UIL e Confindustria stanno definendo il governissimo sindacale.
La CGIL aderisce al patto sulla rappresentanza con il concorso determinante di Maurizio Landini. Senza il suo apporto la segreteria di Susanna Camusso non avrebbe avuto oggi la forza politica di andare avanti. Perché?
Si sprecano le analisi di retroscena. Ma questi dietro le quinte hanno però il difetto di nascondere la scena principale. Maurizio Landini ha dato speranza e coraggio al mondo del lavoro, acquisendo fama e prestigio, con il no a Pomigliano, non firmando un accordo accettato dalla maggioranza dei sindacati e dei lavoratori. Ora quel no diventa un si attraverso l’accettazione della esigibilità. Maurizio Landini ha il dovere di spiegare questo ribaltamento della sua posizione e di quella della FIOM, senza sotterfugi, senza inutili sprechi di retorica.
In ogni caso contro questo accordo che normalizza e centralizza autoritariamente tutte le relazioni sindacali, bisognerà lottare. Tutte le forze e le esperienze sindacali che non ci stanno debbono organizzare la disobbedienza, il contrasto, la crisi del patto corporativo sulla rappresentanza.
Un regime sindacale degli esigibili, quando su tutti pesano i danni e i ricatti della disoccupazione di massa, è un altro macigno che precipita sul mondo del lavoro, bisogna reagire subito.
Giorgio Cremaschi
(23 aprile 2013)
L’accordo che si prefigura si basa sullo scambio tra diritto alla rappresentanza e esigibilità degli accordi. Che vuol dire in concreto? Facciamo un esempio.
Nel 2010 alla Fiat di Pomigliano Sergio Marchionne impose una accordo gravemente lesivo delle condizioni e delle libertà dei lavoratori. Quel patto fu accettato dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali, delle rsu e dei lavoratori con un referendum. La FIOM comunque rifiutò quello che definì giustamente un ricatto, non accettò il pronunciamento maggioritario e si mise a contestare l’accordo per via sindacale e legale; e per questo fu esclusa dalla rappresentanza sindacale in Fiat e i suoi iscritti discriminati sul lavoro.
Con il nuovo accordo sulla rappresentanza tutto questo non succederà più.
La parola magica è esigibilità, termine del più puro sindacalese che oggi significa che chi vuol sedersi al tavolo della rappresentanza con i padroni deve preventivamente assicurare loro che cosa fatta capo ha.
Si azzera il sistema esistente e si riparte da capo. Ai tavoli dei contratti nazionali partecipano solo le organizzazioni che rappresentano più del 5% degli iscritti. A quelli dei contratti aziendali le rsu e i loro sindacati. L’accordo è valido quando la maggioranza dei sindacati o delle rsu lo sottoscrive. La consultazione dei lavoratori, non obbligatoria ma auspicata, può esprimere il suo giudizio finale. Ma cosa c’è allora che non va? L’esigibilità.
Per accedere a questo sistema si deve infatti sottoscrivere prima la rinuncia a contestare gli accordi che non si condividono.
Se in un contratto nazionale o aziendale si aumenta l’orario di lavoro, si abbassano le qualifiche, si toglie ai lavoratori il diritto ad ammalarsi, e se la maggioranza dei rappresentanti sindacali e dei lavoratori accetta, la minoranza non può più opporsi. Non può fare sciopero, non può andare in tribunale, non può neanche tutelare quei lavoratori che non ci stanno. Altrimenti è fuori.
Questo il succo, CGIL CISL UIL firmano con la Confindustria e così impegnano tutte le proprie organizzazioni e i propri delegati a rispettare il principio della esigibilità. Chi non ci sta è fuori. E gli altri sindacati? Se non ci stanno sono fuori e per starci, lo ripeto, devono preventivamente firmare che accetteranno qualunque accordo.
Ovunque ci sia una lotta o un ribellione vera allo sfruttamento, il sindacato dev’essere preventivamente esigibile. Già oggi succede, perché le lotte sindacali più importanti e partecipate della Lombardia, Trenord e S. Raffaele, vedono CGIL CISL UIL ostili ed estranee, come accade alla lotta dei lavoratori migranti della logistica e a tanti altri.
Però il problema degli accordi separati è superato. Tutti gli accordi sono preventivamente unitari perché non esiste più il diritto a non firmare ciò che non piace. Si supera il problema del dissenso cancellando il diritto a dissentire. Come la Fornero che ha superato la divisione tra chi è o non è tutelato dall’articolo 18, togliendo l’articolo 18 a tutti.
Questo accordo costituisce un esproprio di quella tanto auspicata legge sulla rappresentanza, che avrebbe dovuto finalmente garantire ai lavoratori il diritto alla democrazia sindacale, mentre invece realizza una privatizzazione corporativa di questo loro diritto.
Del resto questo è ciò che le “parti sociali” ricercano su un piano ben più ampio.
I gruppi dirigenti di CGIL, CISL e Confindustria hanno visto travolti dalle elezioni i rispettivi progetti politici. Le presidenziali, con la catastrofe del PD, hanno scatenato l’angoscia tra i quadri della CGIL, i cui più anziani hanno già vissuto la crisi del PCI e la distruzione del PSI.
Quindi la spinta ad affermare: che c’entriamo noi con la crisi politica noi siamo il sindacato, è fortissima. E sarebbe anche una buona cosa se fosse il segno di una volontà di rinnovare le pratiche della rappresentanza e del conflitto sociale. Ma CGIL CISL UIL escono da venti anni di concertazione, di moderatismo rivendicativo, di istituzionalizzazione. Tutta la struttura è stata selezionata da queste basi. Come si fa a cambiare?
Così ci si aggrappa ad una Confindustria anch’essa colpita da crisi di rappresentanza ed efficacia. E si rilancia il patto corporativo tra i produttori, che oggi più che mai è prima di tutto una patto di sopravvivenza tra grandi burocrazie in crisi.
Così, mentre tutti i riflettori dell’informazione sono concentrati sul governissimo di Giorgio Napolitano, CGIL CISL UIL e Confindustria stanno definendo il governissimo sindacale.
La CGIL aderisce al patto sulla rappresentanza con il concorso determinante di Maurizio Landini. Senza il suo apporto la segreteria di Susanna Camusso non avrebbe avuto oggi la forza politica di andare avanti. Perché?
Si sprecano le analisi di retroscena. Ma questi dietro le quinte hanno però il difetto di nascondere la scena principale. Maurizio Landini ha dato speranza e coraggio al mondo del lavoro, acquisendo fama e prestigio, con il no a Pomigliano, non firmando un accordo accettato dalla maggioranza dei sindacati e dei lavoratori. Ora quel no diventa un si attraverso l’accettazione della esigibilità. Maurizio Landini ha il dovere di spiegare questo ribaltamento della sua posizione e di quella della FIOM, senza sotterfugi, senza inutili sprechi di retorica.
In ogni caso contro questo accordo che normalizza e centralizza autoritariamente tutte le relazioni sindacali, bisognerà lottare. Tutte le forze e le esperienze sindacali che non ci stanno debbono organizzare la disobbedienza, il contrasto, la crisi del patto corporativo sulla rappresentanza.
Un regime sindacale degli esigibili, quando su tutti pesano i danni e i ricatti della disoccupazione di massa, è un altro macigno che precipita sul mondo del lavoro, bisogna reagire subito.
Giorgio Cremaschi
(23 aprile 2013)
domenica 21 aprile 2013
venerdì 19 aprile 2013
mercoledì 6 marzo 2013
giovedì 7 febbraio 2013
CRISI GINORI
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giovedì 20 dicembre 2012
BUON NATALE, BUON 2013
BUON NATALE, BUON 2013
Care Colleghe, cari Colleghi, Anche quest' anno volge oramai alla fine e pur con tutte le preoccupazioni che ci accompagnano, ogniuno di noi cercherà all' interno delle proprie famiglie quella serenità che ci è stata rubata da una crisi economica voluta dagli usurai internazionali e aggravata dalle politiche scellerate del governo di Mario MONTI e dai Partiti che tutt'ora compongono la sua maggioranza, P.D. P.D.L. e U.D.C. solo per citare i principali.
In questo contesto,dove ogni operaio ed impiegato lotta per arrivare alla fine del mese senza indebitarsi ulteriormente, dove la disoccupazione ha raggiunto livelli insostenibili, dove molti pensionati per sopravvivere devono rivolgersi alla CARITAS, in un paese nel quale i giovani non avranno un futuro ed intanto i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri e le Aziende chiudono a centinaia al giorno, si registra una ancor più assurda divisione sindacale, proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di fare fronte comune per trovare soluzioni che ci permettano di uscire dalla crisi e farla pagare finalmente anche a chi si è arricchito alle nostre spalle ma non vuole dare.
Tutti noi abbiamo appena assistito all' ennesima spaccatura nell' unità sindacale con la firma di FIM e UILM dell' ultimo contratto separato.
Non è questa la sede per scendere nei particolari di quell' accordo, nell' anno nuovo pubblicheremo le parti salienti del contratto separato 2012 ed i nostri commenti, tuttavia affermiamo fin d'ora che il contratto nazionale firmato da FIM e UILM rappresenta un considerevole arretramento per quanto riguarda i salari ed i diritti.
FIM e UILM si vantano poi di aver ottenuto meraviglie senza aver fatto nemmeno un' ora di sciopero è questa affermazione appare quantomeno sospetta, sarebbe come dire che i padroni ci hanno concesso soldi e diritti senza avere nulla in cambio.
Ma vi pare mai possibile?
D' altro canto in casa FIOM non è che sia tutto rose e fiori, anzi !
E' sotto gli occhi di tutte e tutti come la FIOM predica bene a livello Nazionale, ma razzola male, molto male a livello locale e tutti noi che lavoriamo alla Whirlpool di Siena lo sappiamo bene.
Visto che il Natale è alle porte ci asterremo dal fare inutili polemiche, ma non possiamo tacere il fatto che la FIOM della Whirlpool di Siena abbia perso ogni capacità di analisi del momento e dunque è priva di ogni cognizione tattica e strategica volta alla difesa dei nostri diritti e dei nostri salari.
Questa condizione in cui si trova la FIOM è VOLUTA e la fa dunque tirare a campare alla giornata e quindi, anche per questo, in moltissime occasioni si dimostra succube ai voleri dell' Azienda.
Ogniuno di noi ha personali ricordi al riguardo.
Il 2013 si presenta come un'anno cruciale per l' Europa e per l' Italia e nessuno si illuda che questa crisi finisca, o che si veda "una luce in fondo al tunnel".
Se l'Europa e L' Italia non invertono le loro politiche economiche, se la Banca Centrale Europea (B.C.E.) non diventa una banca PUBBLICA sotto il diretto controllo dei Governi Europei, se non si attuano politiche forti per la tutela dei più deboli e l' AUMENTO dei salari, se la lotta all' evasione fiscale smetta di diventare una barzelletta e diventi una priorità Nazionale, se non si nazionalizzano le attività strategiche (Energia,Comunicazioni,Trasporti,Sanità,Istruzione e Ricerca, Acqua) da questa crisi non ne usciremo più e saranno sempre i soliti a pagarla.
Anche alla Whirlpool di Siena il 2013 sarà un'anno di cambiamenti e d' incertezze sia Aziendali che Sindacali, la R.S.U. è al termine del suo mandato e sembra che nei primissimi mesi dell' anno ci saranno le elezioni per il rinnovo.
Noi COBAS ci saremo, ci presenteremo a questa competizione con una nostra lista e la formeremo PUBBLICAMENTE in assemblee aperte a tutte e tutti.
Nell' organizzazione Sindacale della CONFEDERAZIONE COBAS non ci sono "capi", le decisioni si prendono collettivamente e i membri della R.S.U. espressione dei COBAS agiscono esclusivamente per mandato della base.
I responsabili COBAS regolarmente eletti, rispondono all' Assemblea e dall' Assemblea possono essere destituiti in ogni momento.
Ogni iscritto ai COBAS non è un semplice pagatore di tessera,ma un PROTAGONISTA delle scelte che lo riguardano.
Spesso si sente dire in tono di disprezzo che i COBAS non sono un sindacato e che non danno servizi ai loro iscritti.
E' FALSO.
I COBAS si sono convenzionati con un patronato presente in tutta la Provincia, (CIA) le prestazioni sono uguali a quelle degli altri Patronati dei Sindacati Confederali e i prezzi assolutamente concorrenziali.
Disponiamo inoltre di un' ufficio legale specializzato in materia del lavoro ed esperti che possono aiutarci per affrontare al meglio tutte le eventuali trattative con l' Azienda.
Per quanto riguarda le sciocchezze relative alle dicerie che affermano che non siamo un sindacato, ci limitiamo a dire che la cronaca dei Giornali e Telegiornali è piena delle nostre azioni tese alla difesa dei lavoratori.
Solo in Provincia di Siena siamo presenti in R.S.U. oltre che nella scuola, anche alla NOVARTIS, alla MULTISERVIZI di COLLE .
Alla Whirlpool di Siena porteremo come Sindacato una nuova determinazione e maggior tutela dei nostri diritti, sperando che anche gli altri Sindacati raddrizzino la schiena, perchè solo uniti si può resistere e vincere.
Tutto questo lo potremo fare solamente se ci sarà una vera e attiva partecipazione di tutte e tutti, il momento richiede che tutti,nella misura delle proprie possibilità e capacità portino il loro contributo.
La nostra mano è tesa a tutti i Sindacati presenti alla Whirlpool e confidiamo ancora in un' incontro che tarda a arrivare.
E' un vero peccato questa assurda chiusura nei nostri confronti da parte della R.S.U. e non possiamo credere che le nostre critiche (che poi sono quelle di tantissimi) possano far perdere di lucidità a delegati sindacali di pluriennale esperienza.
Care Colleghe e Colleghi è con grande piacere che dalle pagine di questo BLOG vi vogliamo augurare un BUON NATALE e un SERENO 2013 e vi diamo un' arrivederci al prossimo anno, dove ci troverete battaglieri e deteriminati più che mai.
Il Collettivo COBAS WHIRLPOOL SIENA
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