domenica 26 maggio 2013

Qualcosa sta cambiando...



 Care Colleghe e cari Colleghi, vogliamo con questo comunicato esprimere il nostro punto di vista circa gli ultimi avvenimenti in fabbrica.

Come tutti voi sapete la RSU è già dal mese di Febbraio in scadenza di mandato e per questo è stata costituita una commissione elettorale che deve decidere le regole per le elezioni, la data e garantire la regolarità del voto.

Il disbrigo delle formalità aveva sempre portato via poco tempo ai Commissari, perché da sempre alla Whirlpool si era votato con il metodo PROPORZIONALE e quindi le sigle sindacali si trovavano subito d' accordo.

Questa volta è accaduto invece che i Commissari della FIM e della UILM abbiano tirato fuori un ANTICOSTITUZIONALE accordo del 1993 che dice che "coloro che sono firmatari di Contratto Nazionale hanno DIRITTO AD UN TERZO dei posti nella RSU, indipendentemente dai voti che possono ottenere".

Lo scopo evidente è quello di penalizzare in maniera truffaldina i COBAS che non firma mai i Contratti Nazionali e la FIOM che, come è noto, non ha firmato gli ultimi due.

I Commissari dei COBAS e della FIOM hanno unito le forze nel tentativo di far capire agli altri che quanto pretendevano era assolutamente assurdo, ma la FIM e la UILM non volevano sentire ragioni ed intanto le ore volavano.

Per fortuna che i Commissari della FIM e della UILM hanno avuto finalmente un moto di dignità e si sono ribellati alle IMPOSIZIONI DELLE LORO SEGRETERIE IN QUANTO NON ERANO CONVINTI LORO STESSI DI QUANTO ANDAVANO FACENDO e quindi, da persone per bene e alle quali va il nostro rispetto, hanno rassegnato le dimissioni dalla Commissione.

Noi COBAS riteniamo che SOLO IL METODO PROPORZIONALE PUO' GARANTIRE nella nostra Fabbrica la REALE RAPPRESENTANZA SINDACALE e siamo sicuri che questo è il sentimento diffuso dalla grandissima maggioranza dei nostri Colleghi.
Oggi ci saranno le assemblee e saranno importantissime perché PER LA PRIMA VOLTA, dopo tanti anni, ci saranno delle proposte che l' Assemblea potrà approvare, respingere, emendare, modificare e che saranno IL MANDATO con la quale la RSU andrà a trattare con l' Azienda.

Troppe volte abbiamo assistito ad accordi calati dall' alto e poi essere costretti a DECIDERE CON IL RICATTO "O BEVI O AFFOGHI"... è ora di dire BASTA!!!, bisogna ritornare allo spirito originario per il quale sono state costituite le RSU e cioè le assemblee danno le indicazioni ed il mandato alla RSU; la RSU, FORTE DEL MANDATO DEI LAVORATORI  va a trattare con l' Azienda ed i Segretari Provinciali ed i Funzionari Sindacali DANNO IL SUPPORTO TECNICO, visto che QUESTO E' IL LORO VERO ED UNICO COMPITO.

Fino a questo momento è avvenuto esattamente il contrario e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

LE ASSEMBLEE DEVONO TORNARE A DECIDERE e per fortuna la FIOM sta dando dei segnali di cambiamento e siamo sicuri che piano piano anche la FIM e la UILM si renderanno conto che LA VERA DEMOCRAZIA E' QUELLA CHE DA' A TUTTI LA POSSIBILITA' DI DECIDERE DEL PROPRIO DESTINO.

Noi COBAS WHIRLPOOL SIENA siamo per la VERA UNITA' DEI LAVORATORI che si ESPRIME non in una somma di sigle ma nel CONFRONTO DEMOCRATICO nelle assemblee.
 
Questi sono i COBAS,  persone responsabili e con un progetto molto chiaro:
1)Difendere e mantenere nel tempo i diritti di tutti i lavoratori, conquistati con anni di lotta e di sacrifici;
2) Creare le basi per una democratica organizzazione sindacale che possa permettere finalmente ai lavoratori di esprimersi e di decidere su tutte le questioni che saranno affrontate insieme alla RSU, con l’impegno di costruire insieme un futuro migliore in tutti i posti di lavoro.

Questo sarà realizzabile solo se TUTTI NOI FAREMO LA NOSTRA PARTE e porteremo il nostro contributo, piccolo o grande che sia.

             Il Collettivo COBAS WHIRLPOOL SIENA                                       Siena  27.05.2013                            

lunedì 29 aprile 2013


NO! al governissimo sindacale

Il direttivo nazionale della CGIL ha dato via libera, con la sola opposizione della rete 28 aprile, alla stipula del patto sulla rappresentanza. Che bello, diranno gli ingenui, finalmente c’è la democrazia sindacale. Beh, non è proprio così.
L’accordo che si prefigura si basa sullo scambio tra diritto alla rappresentanza e esigibilità degli accordi. Che vuol dire in concreto? Facciamo un esempio.
Nel 2010 alla Fiat di Pomigliano Sergio Marchionne impose una accordo gravemente lesivo delle condizioni e delle libertà dei lavoratori. Quel patto fu accettato dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali, delle rsu e dei lavoratori con un referendum. La FIOM comunque rifiutò quello che definì giustamente un ricatto, non accettò il pronunciamento maggioritario e si mise a contestare l’accordo per via sindacale e legale; e per questo fu esclusa dalla rappresentanza sindacale in Fiat e i suoi iscritti discriminati sul lavoro.
Con il nuovo accordo sulla rappresentanza tutto questo non succederà più.
La parola magica è esigibilità, termine del più puro sindacalese che oggi significa che chi vuol sedersi al tavolo della rappresentanza con i padroni deve preventivamente assicurare loro che cosa fatta capo ha.
Si azzera il sistema esistente e si riparte da capo. Ai tavoli dei contratti nazionali partecipano solo le organizzazioni che rappresentano più del 5% degli iscritti. A quelli dei contratti aziendali le rsu e i loro sindacati. L’accordo è valido quando la maggioranza dei sindacati o delle rsu lo sottoscrive. La consultazione dei lavoratori, non obbligatoria ma auspicata, può esprimere il suo giudizio finale. Ma cosa c’è allora che non va? L’esigibilità.
Per accedere a questo sistema si deve infatti sottoscrivere prima la rinuncia a contestare gli accordi che non si condividono.
Se in un contratto nazionale o aziendale si aumenta l’orario di lavoro, si abbassano le qualifiche, si toglie ai lavoratori il diritto ad ammalarsi, e se la maggioranza dei rappresentanti sindacali e dei lavoratori accetta, la minoranza non può più opporsi. Non può fare sciopero, non può andare in tribunale, non può neanche tutelare quei lavoratori che non ci stanno. Altrimenti è fuori.
Questo il succo, CGIL CISL UIL firmano con la Confindustria e così impegnano tutte le proprie organizzazioni e i propri delegati a rispettare il principio della esigibilità. Chi non ci sta è fuori. E gli altri sindacati? Se non ci stanno sono fuori e per starci, lo ripeto, devono preventivamente firmare che accetteranno qualunque accordo.
Ovunque ci sia una lotta o un ribellione vera allo sfruttamento, il sindacato dev’essere preventivamente esigibile. Già oggi succede, perché le lotte sindacali più importanti e partecipate della Lombardia, Trenord e S. Raffaele, vedono CGIL CISL UIL ostili ed estranee, come accade alla lotta dei lavoratori migranti della logistica e a tanti altri.
Però il problema degli accordi separati è superato. Tutti gli accordi sono preventivamente unitari perché non esiste più il diritto a non firmare ciò che non piace. Si supera il problema del dissenso cancellando il diritto a dissentire. Come la Fornero che ha superato la divisione tra chi è o non è tutelato dall’articolo 18, togliendo l’articolo 18 a tutti.
Questo accordo costituisce un esproprio di quella tanto auspicata legge sulla rappresentanza, che avrebbe dovuto finalmente garantire ai lavoratori il diritto alla democrazia sindacale, mentre invece realizza una privatizzazione corporativa di questo loro diritto.
Del resto questo è ciò che le “parti sociali” ricercano su un piano ben più ampio.
I gruppi dirigenti di CGIL, CISL e Confindustria hanno visto travolti dalle elezioni i rispettivi progetti politici. Le presidenziali, con la catastrofe del PD, hanno scatenato l’angoscia tra i quadri della CGIL, i cui più anziani hanno già vissuto la crisi del PCI e la distruzione del PSI.
Quindi la spinta ad affermare: che c’entriamo noi con la crisi politica noi siamo il sindacato, è fortissima. E sarebbe anche una buona cosa se fosse il segno di una volontà di rinnovare le pratiche della rappresentanza e del conflitto sociale. Ma CGIL CISL UIL escono da venti anni di concertazione, di moderatismo rivendicativo, di istituzionalizzazione. Tutta la struttura è stata selezionata da queste basi. Come si fa a cambiare?
Così ci si aggrappa ad una Confindustria anch’essa colpita da crisi di rappresentanza ed efficacia. E si rilancia il patto corporativo tra i produttori, che oggi più che mai è prima di tutto una patto di sopravvivenza tra grandi burocrazie in crisi.
Così, mentre tutti i riflettori dell’informazione sono concentrati sul governissimo di Giorgio Napolitano, CGIL CISL UIL e Confindustria stanno definendo il governissimo sindacale.
La CGIL aderisce al patto sulla rappresentanza con il concorso determinante di Maurizio Landini. Senza il suo apporto la segreteria di Susanna Camusso non avrebbe avuto oggi la forza politica di andare avanti. Perché?
Si sprecano le analisi di retroscena. Ma questi dietro le quinte hanno però il difetto di nascondere la scena principale. Maurizio Landini ha dato speranza e coraggio al mondo del lavoro, acquisendo fama e prestigio, con il no a Pomigliano, non firmando un accordo accettato dalla maggioranza dei sindacati e dei lavoratori. Ora quel no diventa un si attraverso l’accettazione della esigibilità. Maurizio Landini ha il dovere di spiegare questo ribaltamento della sua posizione e di quella della FIOM, senza sotterfugi, senza inutili sprechi di retorica.
In ogni caso contro questo accordo che normalizza e centralizza autoritariamente tutte le relazioni sindacali, bisognerà lottare. Tutte le forze e le esperienze sindacali che non ci stanno debbono organizzare la disobbedienza, il contrasto, la crisi del patto corporativo sulla rappresentanza.
Un regime sindacale degli esigibili, quando su tutti pesano i danni e i ricatti della disoccupazione di massa, è un altro macigno che precipita sul mondo del lavoro, bisogna reagire subito.
Giorgio Cremaschi
(23 aprile 2013)

venerdì 19 aprile 2013

Proposta dell'azienda


Questa è la proposta dell'azienda, seguirà nelle prossime ore il comunicato COBAS.